TEMPO DI CHIUSURA_SEPOLCRO APERTO

1_Paura e Speranza

Noi ancora chiusi, il sepolcro di Gesù aperto… chi lo avrebbe mai detto. Chi mai avrebbe pensato in primavera di stare a casa: una cosa poco probabile che si realizza. Mente il sepolcro vuoto e aperto per la resurrezione di un uomo Gesù, molto improbabile che accade.

Non vogliamo però che la nostra chiusura in casa si trasformi in una chiusura al futuro e alla speranza. non ci accada che la paura prenda pian piano il sopravvento, perché ci ritroveremmo a sprangare le porte, non tanto per non far entrare nessuno, ma per non uscire noi. Mi viene da pensare quanti nostri ragazzi e adulti, magari soli, che si stanno chiudendo ancor più nelle loro case, nelle loro stanze…

Ho paura e mi richiudo in me quando sono davanti al mio fallimento, alle mie ferite, al mio essere smascherato per quello che sono; mi chiudo quando i miei sogni stanno per essere infranti. Non usciamo e siamo chiusi dentro perché ci sembra che fuori, alla fine, non andrà tutto bene. Ci chiudiamo perché abbiamo paura.

Gesù entra nel luogo dove ci siamo rinchiusi, entra senza paura nelle nostre paure. Entra per rimuovere la pietra che pesa sulle nostre vite.

Potrebbe entrare nel cenacolo e sgridarli, arrabbiarsi, chiedere il perché dei loro comportamenti; ma alla fine cosa fa? Agisce da Dio con un’azione sorprendente ed inaspettata. Dona la pace, a noi che ne abbiamo fatte di tutti i colori, Lui ci dona la pace.

Solo se accettiamo la pace del risorto per noi, per la nostra vita, solo se grazie a lui facciamo pace con noi stessi, saremo capaci di fare pace con chi ci sta accanto, con il nostro passato e presente, solo con la pace del risorto nei nostri occhi saremo capaci di riorganizzare il futuro.

2_Paura e Incredulità

Quando siamo nella paura e nella difficoltà, pensare a Dio è difficile, riconoscere la speranza dentro la desolazione è compito arduo. Lo sanno bene i discepoli che faticano a capire le Scritture e a riconoscere il risorto. Da sconfitti con fatica si riacquista la speranza, ecco perché Gesù torna e ritorna a visitarci.
La resurrezione non cambia automaticamente la vita di chi incontra il risorto.

Lo vediamo nei discepoli. È sempre Tommaso quello che fa la figura dell’incredulo. Come Tommaso poteva credere se i suoi compagni avevano paura? Li vedeva ancora rinchiusi nel cenacolo, per primi a dubitare? Tommaso non crede perché vede una comunità impaurita.

Spesso le nostre comunità non aiutano a credere. Non aiutano la nostra fede e non invogliano neppure altri a credere. Se non testimoniamo la fede, la speranza, la gioia, ma solo la paura, la frustrazione e l’incredulità. Come possiamo pensare che il mondo creda in Lui? Le nostre comunità sono responsabili della propria fede e di quella altrui. Solo testimoniando, uscendo dal sepolcro, incontrando l’altro lo faccio incontrare con il Signore risorto.

3_Sofferenza e Vita

Infine, Gesù si presenta come un uomo che ha sofferto. Le sue ferite nelle mani, nei piedi e nel costato ci sono ancora tutte. Non si sono magicamente sistemate, non è un supereroe. La sofferenza fa parte della sua storia. La sofferenza fa parte della nostra storia, oggi lo sentiamo più forte che mail. Dalle sue ferite i discepoli lo riconoscono, anche noi, le nostre ferite, fisiche e affettive, ci segnano a tal punto da definire chi siamo. La sofferenza per noi può essere fonte di dubbio, ma anche di salvezza. di salvezza e di vita perché Gesù salva perché soffre.

La sofferenza non è una perdita, la sofferenza genera vita. La vita nasce dal dolore. Dal dolore del parto nasce la vita, la sofferenza allora non è inutile.

Solo se scopriremo che la sofferenza, si dolorosa e difficile da sopportare, non è inutile alla mia vita, avrò la forza di rotolare via la pietra della paura che pesa sulla mia vita.

Solo se scopro che la sofferenza di questi gironi non è stata inutile, saprò aprirmi alla speranza.

Nuovo Progetto,
Vignette per pensare e sorridere
@donmanuelvalentini
@_teino_02
Non lasciare che ti rubino la speranza e la gioia, Papa Francesco

Share this...
Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *